Omofobia e omofobico sono due parole entrate oramai nel vocabolario di tutti, ma sappiamo realmente cosa si intende?

Con omo-fobia ci si riferisce alla paura o la vera e propria intolleranza verso le persone omosessuali. A subire gli effetti di questa fobia non è tanto chi ne è affetto, come nel caso di altre paure che molto spesso limitano la vita delle persone (claustrofobia, aracnofobia, agorafobia, ecc.), ma chi la subisce, ovvero coloro che sono attratti da persone dello stesso sesso. In comune con le altre fobie ha il fatto di essere appresa: non si nasce omofobi ma lo si diventa. Come? Tramite l’educazione, familiare e della società, accompagnata dalla paura che ha l’essere umano per il “diverso”, dalla chiusura mentale e dalla rigidità.

Quando è da trattare in psicoterapia?

Qualsiasi psicoterapia mira ad aiutare le persone a migliorare la qualità della propria vita. Come abbiamo detto l’omofobia non ha ripercussioni su chi ne è affetto ma su chi la subisce; pur avendo colui che è omofobo delle credenze intermedie (termine derivante dalla terapia cognitiva) errate.

Ma a volte anche coloro che sono omossessuali sono omofobi: anche colui o colei a cui piace una persona dello stesso sesso è cresciuto in una società che ancora giudica questo sbagliato, qualcosa di cui vergognarsi e da nascondere. Si sviluppa così l’omofobia interiorrizzata. Quante persone omosessuali vorrebbero non esserlo? O lo nascondono? O fingono? O non ne parlano in famiglia o con gli amici per paura di essere giudicati? O soffrono e hanno sentimenti di tristezza o rabbia? O ancora ritengono di non potersi costruire una loro famiglia?

La terapia può quindi intervenire come percorso di accettazione di sé, di riconoscimento dei pensieri disfunzionali e della loro modificazione, di accrescimento dell’autostima e di modificazione di emozioni come la colpa e la vergogna.