La violenza di genere può colpire qualsiasi donna, di qualunque età, etnia e ceto sociale e può procurare ferite e traumi anche psicologici profondamente dolorosi sia per la donna stessa, che per i figli (se presenti).

Che sia fisica (schiaffi, pugni, spintoni, soffocamento, uso di armi da taglio o da fuoco), sessuale (imposizione di pratiche o di rapporti sessuali non desiderati o dolorosi, ottenuti con la forza o minacce), economica (uso delle finanze limitato o negato, nascondere la situazione patrimoniale o il reddito, impedire alla donna di lavorare, sfruttarla lavorativamente senza retribuirla, spendere i suoi guadagni senza il suo consenso) o psicologica (offese, molestie verbali, insulti, isolamento, gelosia, minacce di abbandono, di aggressione o di morte sua o dei propri cari, privazione di oggetti per lei importanti, violenza su figli e animali a lei cari), la violenza presenta un suo ciclo: lo scopo è quello di dominare e sottomettere la partner, facendola sentire debole, inadeguata, impotente, incapace e totalmente dipendente dal compagno che la maltratta. Questo ciclo prevede che il partner alterni episodi di isolamento, offese, minacce, manipolazioniaggressioni fisiche, psicologiche o sessuali, a momenti di calma apparente, con richieste di perdono e tentativi di riappacificazione. Ciò confonde la donna, che può arrivare a sentirsi paralizzata e profondamente in colpa nel momento in cui vorrebbe interrompere la relazione con il partner violento. Spesso quindi sceglie di rimanere con lui, ma solitamente il ciclo si ripete e il rischio di altri maltrattamenti o di morte si mantiene o aumenta.

Analizzando le diverse fasi, nel ciclo dei maltrattamenti, inizialmente la relazione è positiva, gratificante, la donna si sente corteggiata, desiderata, amata, oggetto di attenzioni del compagno. Con il tempo questa fase di corteggiamento e manifestazioni d’amore viene alternata o rimpiazzata da regole sempre più rigide e deprivazioni di vario genere nei confronti della donna, in modo che lui possa diventare il suo unico riferimento: i rapporti con gli altri al di fuori della coppia vengono ridotti o vietati, così la donna si ritrova spesso isolata dalla propria famiglia e cerchia di amici o colleghi. In tal modo il partner è più libero di agire apertamente violenza nei confronti della donna e, a volte, se presenti, anche verso i figli. A volte l’inizio delle manifestazioni violente coincide con un cambiamento significativo nella vita della coppia: la perdita del lavoro da parte del compagno, la scoperta di una gravidanza, la nascita di un figlio, una promozione al lavoro della donna non accettabile da parte del partner. Altre volte, invece, la violenza inizia a manifestarsi senza alcun evento scatenante, ma proprio quando la relazione è diventata intima e significativa.

In che modo un partner può agire violenza nei confronti di una donna?

  • Le modalità usate da un partner violento possono essere:
  • Aggressioni fisiche, torture, mutilazioni, tentato omicidio, omicidio
  • Obbligo di compiere pratiche sessuali non desiderate, dolorose, umilianti
  • Controllo in tutte le sue forme (della privacy, di come vengono fatte le cose in casa, di come la donna prepara i pasti, di come vengono educati i figli, di come si veste, del guadagno percepito al lavoro, degli acquisti)
  • Divieto di avere contatti con gli altri al di fuori della relazione (familiari, amici, colleghi)
  • Insulti, esplosioni di rabbia, manifestazioni di gelosia, minacce di aggressione verso la partner, verso i figli, verso se stesso, minacce di morte, minacce di suicidio
  • Punizioni nei confronti della donna e/o dei minori

La violenza episodica o ripetuta e perpetrata compromette gravemente la salute fisica e psicologica della donna che la subisce, come succede per molti eventi traumatici. Nello specifico possono presentarsi:

  • Depressione
  • Attacchi d’ansia o di panico
  • Paure specifiche (come ad esempio del buio, dei luoghi chiusi, della vicinanza di altre persone)
  • Insonnia, risvegli notturni, incubi ricorrenti
  • Calo dell’autostima (sia come donna, che come mamma, se si hanno figli)
  • Diarrea, stitichezza, nausea, sindrome del color irritabile
  • Mancanza di appetito, bulimia, vomito auto-indotto
  • Dolori di stomaco, gastrite, ulcere
  • Infezioni urinarie, infezioni vaginali
  • Malattie sessualmente trasmissibili
  • Aids
  • Sanguinamenti vaginali, dolori mestruali intensi
  • Dolori pelvici
  • Rapporti sessuali dolorosi, mancanza di desiderio sessuale
  • Fibromi e isterectomie
  • Cefalee, emicranie
  • Svenimenti, convulsioni
  • Mal di schiena
  • Dolori cronici a diverse parti del corpo
  • Artrite
  • Ipertensione
  • Disfunzioni della tiroide
  • Qualsiasi tipo di lesione: contusioni, ematomi, fratture, danni oculari, rottura del timpano, ferite da taglio, bruciature, trauma cranico, lesioni addominali

In condizioni di sofferenza così intensa può risultare difficile riuscire a trovare la forza per affrontare tutto da sole. È necessario chiedere aiuto, non solo per allontanarsi dalla situazione pericolosa, ma anche per riuscire a riconoscerla prima, e capire ed accettare poi che non si hanno colpe e che si può reagire anche quando sembra che non ci siano vie d’uscita. L’aiuto di un medico, per alleviare tutte le forme di malessere fisico e di un terapeuta che conosce queste situazioni e può aiutare la donna sia nel riconoscere i comportamenti sbagliati del partner, senza giustificarlo, sia nel sostenerla ed incoraggiarla ad affrontare l’uscita dalla violenza, è spesso il primo passo verso un percorso di riappropriazione della propria vita.