DISTURBI SESSUALI

I disturbi sessuali, altamente diffusi tra la popolazione sia maschile che femminile, possono avere una causa organica, psicologica o mista; possono essere primari, cioè presenti da tempo nella vita della persona, oppure secondari, ossia sviluppati dopo un’esperienza spiacevole o traumatica; situazionali, legati solo a specifiche condizioni, o generali, presenti ogni volta che si cerca di avere un rapporto sessuale.

Se dalle visite mediche specialistiche viene esclusa qualsiasi origine di tipo organico, si può pensare di intraprendere un trattamento psicoterapeutico, poiché molto spesso questi disturbi risultano associati a scarsa gratificazione sessuale, disagio psicologico, problemi di comunicazione o altri fattori di stress che si ripercuotono negativamente sulla sfera intima della persona e della coppia. Rispetto agli approcci di cura, la terapia cognitivo comportamentale risulta essere quello d’elezione. Questo modello parte dal presupposto che i sintomi dei diversi disturbi sono generati o peggiorati da una sofferenza di natura psicologica ed è per questo che il trattamento prevede di:

  • mettere in luce ed, eventualmente, in discussione quell’insieme di aspettative e convinzioni su di sé, sull’altro e sul sesso che compromettono una serena sessualità
  • fornire nozioni di psicoeducazione sull’anatomia e sul funzionamento sessuale, per smentire alcune false credenze ed avere una visione realistica del problema
  • intervenire sulla riduzione dell’ansia legata al sesso e alla prestazione sessuale
  • eseguire specifici esercizi comportamentali utili per ridurre alcuni sintomi e per superare rigidità personali
  • intervenire sul miglioramento della relazione e della comunicazione con il partner
  • coinvolgere direttamente il partner in alcuni interventi specifici di terapia di coppia

Nell’ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5), le disfunzioni sessuali si distinguono in: Disfunzione Erettile, Disturbo da Eiaculazione Precoce, Disturbo del Desiderio Ipoattivo Maschile e Disturbo da Eiaculazione Ritardata negli uomini, Disturbo del Desiderio Sessuale e dell’Eccitazione Sessuale Femminile, Disturbo del Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione e Disturbo dell’Orgasmo Femminile nelle donne.

Eiaculazione Precoce

L’Eiaculazione precoce si manifesta con ricorrente e persistente eiaculazione in seguito a stimolazione sessuale anche minima, oppure prima, durante o poco dopo la penetrazione. Questo rappresenta la disfunzione sessuale maschile più comune, ne soffre 1 uomo su 3.

Tra le cause del disturbo troviamo:

  • prime esperienze sessuali caratterizzate da ansia, nervosismo e rapidità nel raggiungere l’orgasmo
  • ansia che attiva il sistema nervoso ortosimpatico, responsabile della fase di emissione dell’eiaculazione e che porta la persona ad essere distratta durante il rapporto per pensieri sulla prestazione, sull’adeguatezza sessuale, sul sentirsi o meno attraenti. Questi pensieri distraenti possono impedire di accorgersi del momento immediatamente precedente l’eiaculazione
  • scarsa attività sessuale che abbassa le soglie sensoriali del pene e non facilita una adeguata consapevolezza della sensazione che precede l’eiaculazione
  • capacità personale di controllare o meno l’eiaculazione
  • livelli ormonali differenti

La terapia individuale di tipo cognitivo comportamentale prevede diversi obiettivi:

  • individuare e modificare i comportamenti sessuali stereotipati, i pensieri irrazionali e i meccanismi che mantengono attivo il problema (come ad esempio l’eccessiva tendenza ad automonitorarsi che incrementa l’ansia)
  • imparare a riconoscere l’intero processo di eccitazione sessuale, dato che di solito si è focalizzati solo sull’assenza di eccitazione e sul momento di eiaculazione
  • ritardare gradualmente l’eiaculazione attraverso alcune tecniche specifiche (come la tecnica stop-start) che prevedono il coinvolgimento attivo del/della partner
  • risolvere eventuali conflitti di coppia o difficoltà di comunicazione con il/la partner

Disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile

Il Disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile è caratterizzato dalla ricorrente insufficienza (o assenza) di desiderio sessuale e di fantasie erotiche.

Il disturbo è determinato dall’interazione tra una componente biologica (età, livello ormonale, malattia) ed una cognitiva (schemi e credenze sulla sessualità). A questi fattori, possono aggiungersi alcuni aspetti socio-culturali (come ad esempio le idee sulla mascolinità), emotivi (umore depresso, ansia da prestazione), relazionali (scarsa comunicazione con il/la partner, conflitti, mancanza di attrazione) o di sviluppo (educazione familiare, abuso sessuale).

L’approccio cognitivo comportamentale prevede di:

  • intervenire sui pensieri disfunzionali negativi su sé, sul/la partner e sulla relazione che influenzano negativamente il desiderio
  • imparare a riconoscere gli stimoli sessuali e focalizzarsi su di essi, prima e durante il rapporto
  • favorire una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni associate alla sessualità, attraverso sessioni di mindfulness
  • intervenire su alcune difficoltà di comunicazione e di relazione con il/la partner, coinvolgendolo come parte attiva nel trattamento

Eiaculazione ritardata

Per Eiaculazione ritardata si intende un marcato ritardo dell’eiaculazione e/o scarsa frequenza o totale assenza di eiaculazione, in tutti o in quasi tutti i rapporti sessuali, senza che questo ritardo sia intenzionale.

Tra i disturbi sessuali maschili è il meno frequente e risulta in parte legato all’avanzare dell’età.

La terapia cognitivo comportamentale al riguardo può aiutare chi ne soffre nel:

  • comprendere la predisposizione biologica al disturbo (in modo da ridurre l’ansia vissuta dal paziente e dal/la partner)
  • recuperare l’eiaculazione durante i rapporti sessuali
  • se si predilige la masturbazione, capire che ciò condiziona la propria risposta sessuale a svantaggio dei momenti di rapporto con il/la partner

Disturbo del desiderio e dell’eccitazione sessuale femminile

Il Disturbo del Desiderio sessuale e dell’eccitazione sessuale femminile si manifesta con assente o ridotto interesse per l’attività sessuale e con scarse o nulle fantasie erotiche. La motivazione a eccitarsi sessualmente risulta scarsa o assente anche in presenza di stimolazioni erotiche, o di fronte ai tentativi del/la partner di iniziare un rapporto.

Il disturbo può manifestarsi sin da quando, in pubertà, la donna diventa sessualmente attiva oppure può comparire in età adulta, dopo un periodo di adeguato interesse per il sesso.

Lo scarso interesse per l’attività sessuale può risultare generalizzato a tutte le forme di espressione sessuale oppure specifico per certi tipi di stimolazioni, situazioni o partner.

Partendo dal presupposto che ognuno di noi è biologicamente diverso per quanto riguarda l’eccitazione, gli stimoli esterni riconosciuti come attraenti non sono uguali per tutti. Di base, la combinazione dei 2 fattori (biologico e cognitivo) determina diversi livelli di desiderio sessuale nelle persone. Tuttavia le cause di questo disturbo possono essere di varia natura:

  • convinzioni religiose, crescere con un’educazione religiosa rigida o sessuofoba, può condizionare in negativo l’interesse per il proprio corpo, per il sesso e per il piacere legato ad esso
  • fobie sessuali specifiche, come ad esempio paura di entrare a contatto con lo sperma del partner, di toccarne il pene, e così via
  • paura di perdere il controllo
  • difficoltà nell’elaborare fantasie sessuali
  • paura di una gravidanza
  • incompetenze sessuali, essere maldestri, goffi, inibiti o con un approccio opposto a quello preferito dal/la partner può inibire ogni desiderio sessuale; se ad esempio una donna alla quale piace prendere iniziativa e che si eccita con altrettanta intraprendenza del/la partner, ha di fronte una persona inibita, il suo desiderio sessuale può calare o spegnersi del tutto
  • problemi di coppia, conflitti, problemi di comunicazione, incapacità nel condividere esigenze sessuali e fantasie erotiche influenzano molto desiderio ed eccitazione
  • tratti di personalità ossessivo-compulsiva, la tendenza al perfezionismo e lo scarso interesse per gli aspetti ludici e edonici della vita, come il sesso, possono inibire il proprio appetito sessuale
  • carenza di estrogeni e/o testosterone dovute a menopausa o ad altre cause (come isterectomia).

La terapia cognitivo comportamentale per questo disturbo è finalizzata a:

  • ristrutturare i pensieri che inibiscono il desiderio sessuale (“Non sono attraente”, “Sono troppo vecchia”)
  • stimolare l’elaborazione di fantasie erotiche
  • imparare a riconoscere gli stimoli sessuali
  • apprendere o recuperare, per step graduali, un approccio sessuale gratificante
  • intervenire sulla riduzione della sofferenza legata alla sessualità, attraverso sessioni di mindfulness
  • favorire o migliorare l’intimità e la comunicazione con il/la partner

Disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione

Il Disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione si caratterizza per la presenza di difficoltà con la penetrazione vaginale, marcato dolore vulvo-vaginale o pelvico durante la penetrazione o il rapporto, intensa pausa per questa forma di dolore prima, durante o subito dopo la penetrazione, frequenti tensioni o contrazioni dei muscoli del pavimento pelvico durante la penetrazione.

Il dolore genitale che spesso provoca rapporti sessuali dolorosi può dipendere da alcune patologie fisiche come l’endometriosi, la cistite interstiziale, infezioni genitali (candida o herpes), dalla nascita di un figlio o dalla menopausa

Il vaginismo si manifesta invece con contrazioni involontarie dei muscoli vaginali e causa paura ed evitamento della penetrazione in vagina.

Sono molto spesso idee distorte e catastrofiche sulla penetrazione che portano la donna a monitorare di continuo le proprie sensazioni corporee, allertandosi alla minima percezione di fastidio; ciò genera un aumento dell’ansia che, a sua volta, determina un intensificarsi del dolore e delle contrazioni pelviche ed una riduzione della lubrificazione vaginale, con il risultato di mantenere vivo quel circolo vizioso per cui il rapporto sessuale risulta doloroso e per niente gratificante.

Il dolore vaginale può dipendere dall’interazione di fattori organici (infezioni, infiammazioni, postumi del parto, prolungato uso di contraccettivi), fattori cognitivi ed emotivi (come paura del dolore, ansia, scarsa autostima, paura di abuso fisico) e interpersonali (come ad esempio la risposta di apprezzamento o meno da parte del/la partner durante momenti di intimità sessuale).

Per quanto riguarda il trattamento del disturbo, si procede con:

  • psicoeducazione su come la paura del dolore impatta in modo negativo sulla sessualità e ne mantiene vivo il circolo vizioso
  • individuare gli schemi cognitivi disfunzionali
  • sessioni di auto-esplorazione dei genitali per circoscrivere le zone dolorose
  • mettere in atto alcuni esercizi di esposizione insieme al/la partner (come ad esempio usare le proprie dita e poi quelle del/la partner per la penetrazione)
  • riconoscere i comportamenti maladattivi (come l’ipervigilanza al dolore, l’evitamento degli approcci sessuali per paura di star male) per poi sostituirli con strategie più funzionali (come un graduale aumento di intimità con il/la partner o l’esplorazione di nuovi repertori sessuali, non collegati direttamente alla penetrazione)

Insieme al protocollo specifico per questo disturbo, si possono eseguire alcune sessioni di mindfulness, molto efficace nella gestione e riduzione del dolore associato alla penetrazione.

Disturbo dell’orgasmo femminile

Il Disturbo dell’orgasmo femminile si manifesta con marcato ritardo o assenza di orgasmo e dalla presenza di sensazioni blande durante l’orgasmo.

Insieme al dolore durante il rapporto, questo è uno dei disturbi sessuali femminili più comuni.

Come per tutti i disturbi sessuali, anche per questo le cause possono essere di varia natura: ansia da prestazione che inibisce il rilassamento fisico e mentale, umore depresso, schemi cognitivi centrati sull’inadeguatezza (“non gli piaccio”, “non sono abbastanza sexy”) o sulla distanza dal/la partner (“sta pensando ad altro”, “non mi capisce”), tendenza alla ruminazione, incapacità di godersi il momento presente. A questi possono aggiungersi dei fattori biologici, culturali o psicosociali (come ad esempio la credenza per cui solo gli uomini si masturbano e quindi poi la scarsa masturbazione può inibire l’orgasmo durante il rapporto).

La terapia cognitivo comportamentale prevede:

  • educazione sessuale (se necessaria)
  • masturbazione diretta (con o senza fantasie erotiche)
  • esercizi specifici da eseguire insieme al/la partner
  • miglioramento della comunicazione con l’altro