ansia

ANSIA

Ognuno di noi possiede un proprio Sistema Cognitivo composto da meccanismi per l’elaborazione dei pensieri e dal contenuto dei pensieri stessi. Sulla base di questo principio, una disfunzione mentale deriva dall’interpretazione soggettiva di un evento e i comportamenti legati a questa interpretazione personale contribuiscono a mantenere il problema.

Facciamo un esempio: Luca è un ricercatore che, dopo aver condotto con successo un lungo lavoro, ha la possibilità di presentarlo a un convegno; tuttavia, egli teme così tanto di fare una brutta figura esponendo la sua tesi in pubblico che vi rinuncia, seppur con profondo dispiacere.

Così facendo, non solo Luca non ha la possibilità di rendere pubblico il suo operato, ma non può nemmeno verificare se la sua paura ha ragione di esistere o meno; e quindi resterà certo dell’idea che, se parlasse in pubblico, farebbe una figuraccia. Ciò lo porterà a evitare le situazioni temute e questo “circolo vizioso” si manterrà attivo.

Questi modi “irrazionali” di leggere e trattare la realtà sono alla base di alcune disfunzioni emozionali, compresi i Disturbi d’Ansia, nei quali il disagio si manifesta perché:

  • il soggetto si preoccupa eccessivamente di qualcosa
  • il soggetto pensa di non poter far fronte alla situazione tanto temuta.

Il modo in cui interpreto me stesso, il mondo in cui vivo e le relazioni che instauro con gli altri dipende da alcuni schemi che mi sono costruito con il tempo e con diverse esperienze vissute.

Spesso questi schemi mi aiutano a capire com’è meglio comportarsi in alcune circostanze o come affrontare con successo determinati problemi; altre volte, invece, possono portarmi a leggere la realtà in modo irrazionale o distorto. E sono sempre questi schemi a dirmi che “sono un debole”, “devo riuscire a far tutto da solo/a”, “se parlo in pubblico, farò una figuraccia” oppure ancora “se soffro spesso di mal di testa, vuol dire che ho di sicuro un cancro”.

Questi sono solo alcuni esempi di schemi disfunzionali alla base dei Disturbi d’Ansia.

La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale è diventato il trattamento empirico d’elezione per la cura dei Disturbi d’Ansia e per la prevenzione delle ricadute degli stessi. In alcuni casi risulta utile associarla ad un trattamento farmacologico.

Gli obiettivi principali della terapia consistono nel:

  • imparare a riconoscere i propri schemi cognitivi disfunzionali per poi sostituirli con altri più adattivi
  • apprendere nuove modalità di gestione delle emozioni vissute dal soggetto come sgradevoli
  • riavvicinarsi a quelle situazioni tanto temute da essere evitate dal soggetto
  • recuperare l’autonomia in parte persa a causa del disturbo

Attacchi di Panico

L’Attacco di Panico si manifesta come un’eccessiva reazione fisica e psichica a qualcosa che il soggetto percepisce come estremamente pericoloso, anche se in realtà non lo è; di solito non è preannunciato da nessun sintomo, ma può arrivare all’improvviso, durante la veglia, e anche mentre si sta dormendo.

I sintomi fisici con i quali si manifesta il più delle volte sono:

  • sensazione di soffocamento
  • respiro corto e affannato
  • sensazione di nodo alla gola
  • accelerazione del battito cardiaco
  • dolori al petto
  • sudorazione eccessiva
  • vampate di calore
  • rossore
  • vertigini
  • debolezza
  • gambe molli
  • sensazione di dovere andare in bagno
  • stordimento/confusione mentale

Durante un attacco di panico il soggetto teme che gli accadrà qualcosa di molto grave e i pensieri che gli passano per la mente sono a esempio: “Sto per avere un infarto”, “Ora svengo”, “Me la farò addosso”, “Farò una figuraccia”, “Sto per morire”. Questo modo di pensare non fa nient’altro che portare tutta l’attenzione alle sensazioni corporee che sembreranno accentuarsi e, di conseguenza, i pensieri ansiosi aumenteranno, creando un circolo vizioso.

Quando il soggetto sperimenta uno o più attacchi di panico, si instaura uno stato di allerta per cui le normali sensazioni del corpo vengono continuamente analizzate ed interpretate come possibili campanelli d’allarme del prossimo attacco di panico.

Ciò lo porterà a evitare alcune situazioni durante le quali il disturbo si è manifestato oppure quelle nelle quali il soggetto teme che possa manifestarsi e, probabilmente, questo comporterà alcuni cambiamenti significativi nella sua vita quotidiana.

Agorafobia

L’Agorafobia è un disturbo caratterizzato dall’intensa paura di trovarsi in un luogo dal quale può risultare difficile o imbarazzante allontanarsi o dove può non essere disponibile soccorso, in caso di attacco di panico. Molto spesso questo disturbo compare successivamente all’insorgere di crisi d’ansia o di panico: sono queste ultime che portano il soggetto ad evitare tutti quei luoghi dai quali non è certo di potersi allontanare o dove rischia di non ricevere aiuto in caso di malessere.

Sulla base di questa preoccupazione, il soggetto agorafobico può arrivare ad evitare di:

  • allontanarsi da casa da solo
  • guidare l’auto
  • frequentare luoghi affollati (piazze, concerti, mercati, centri commerciali)
  • usufruire dei mezzi di trasporto (autobus, treno, aereo, traghetto)
  • fare delle commissioni per le quali è richiesto di aspettare in fila il proprio turno (supermercato, posta, banca)
  • fare acquisti nei negozi

A volte queste situazioni tanto temute non vengono evitate del tutto dal soggetto, ma per poter essere affrontate egli ha bisogno della costante presenza di qualcun altro.

Le manifestazioni fisiche del disturbo agorafobico possono essere le stesse dell’attacco di panico:

  • sensazione di soffocamento
  • respiro corto e affannato
  • sensazione di nodo alla gola
  • accelerazione del battito cardiaco
  • dolori al petto
  • sudorazione eccessiva
  • vampate di calore
  • rossore
  • vertigini
  • debolezza
  • gambe molli
  • sensazione di dovere andare in bagno
  • stordimento/confusione mentale

Tutto ciò può compromettere diversi ambiti della vita del soggetto.

Ipocondria

L’Ipocondria si manifesta come un’eccessiva e costante preoccupazione per la propria salute, sulla base di un’errata interpretazione di segnali corporei o di sintomi fisici.

La preoccupazione del soggetto ipocondriaco può riguardare le normali funzioni corporee (come la respirazione, il battito cardiaco, le contrazioni dei visceri) oppure alcune lievi alterazioni fisiche (come macchioline cutanee, piccole ferite, raffreddore, rigonfiamenti di scarso interesse) e attribuisce questi segni o sintomi alla malattia di cui sospetta di soffrire, preoccupandosi per un singolo organo o per diversi apparati, in momenti diversi o contemporaneamente.

Il soggetto ipocondriaco spende molto del suo tempo e delle sue energie pensando al proprio stato di salute, effettuando dei controlli accurati e ripetuti del proprio corpo, chiedendo aiuto e rassicurazioni sui propri sintomi a conoscenti e professionisti, effettuando ricerche di materiale informativo di vario genere sulla malattia di cui crede di soffrire ed evitando situazioni che lui stesso associa alla malattia sospettata. Così facendo le preoccupazioni restano oppure aumentano poiché:

  • i controlli ripetuti del corpo alimentano l’ansia legata alle sensazioni fisiche e, attraverso l’autoesame, si possono generare piccoli traumi ad alcune parti del corpo delicate
  • le rassicurazioni mediche o di conoscenti possono ridurre sul momento l’ansia del soggetto, ma sul lungo periodo possono confonderlo, in quanto può ricevere pareri contrastanti tra loro
  • l’evitamento delle situazioni temute non gli permette di verificare la veridicità della sua paura

Fobie Specifiche

La fobia corrisponde ad una intensa e persistente paura di un oggetto o di una situazione specifica.

Quando si soffre di una fobia specifica, si prova un’eccessiva paura sia quando l’oggetto temuto è presente, sia quando il soggetto si aspetta di poterlo affrontare/incontrare (ansia anticipatoria).

La fobia di qualcosa è solitamente associata ad alcune manifestazioni fisiche come:

  • palpitazioni
  • eccessiva sudorazione
  • tensione muscolare
  • vertigini
  • senso di soffocamento
  • tremore degli arti
  • nodo allo stomaco
  • impulso ad allontanarsi dall’oggetto/situazione temuti

L’oggetto o la situazione della fobia specifica possono appartenere ad alcune categorie:

  • animali (paura di ragni, serpenti, insetti, uccelli, cani, gatti, roditori, pesci)
  • ambiente naturale (paura dell’altezza, dell’acqua, dei temporali)
  • sangue, infezioni, ferite (paura alla vista del sangue, di ricevere una puntura, di esami medici invasivi, di assistere ad intervento chirurgico)
  • situazione specifica (paura di volare, di guidare, degli ascensori, degli spazi chiusi, del buio)
  • altro (paura di soffocare, di vomitare, ecc..)

Nonostante il più delle volte chi soffre di fobia specifica si renda conto che la propria paura è eccessiva o irrazionale, il soggetto cerca di evitare in tutti i modi l’oggetto o la situazione tanto temuta, con diverse limitazioni e disabilità che ne conseguono.

Fobia Sociale

La Fobia Sociale è un disturbo caratterizzato da un eccessivo senso di ansia che compare in situazioni interpersonali o quando si deve svolgere un’attività in presenza di un pubblico.

Se un certo livello di agitazione in contesti sociali o prima di una prestazione è piuttosto frequente e “sano”, chi soffre di fobia sociale avverte un senso di ansia così elevato da evitare la maggior parte delle situazioni sociali o da viverle con estrema sofferenza.

Questa forma di disagio può presentarsi in concomitanza di alcune specifiche prestazioni in presenza di terzi (ad es. parlare in pubblico; guidare l’auto con dei passeggeri a bordo) oppure, in maniera più generalizzata, in quasi tutte le situazioni interpersonali o pubbliche (che quindi prevedono la presenza o l’interazione con gli altri).

Il soggetto che soffre di fobia sociale è convinto che le proprie prestazioni risulteranno inadeguate o deludenti agli occhi degli altri e quindi, di conseguenza, teme di sentirsi imbarazzato, umiliato, deriso o rifiutato. Spesso, la paura di essere giudicati negativamente è accompagnata da alcuni sintomi fisici, come:

  • palpitazioni
  • eccessiva sudorazione
  • rossore in viso (sintomo di vergogna)
  • tremore agli arti
  • gambe molli
  • spasmi gastro-intestinali
  • sensazione di dover andare in bagno
  • diarrea
  • evitamento dello sguardo altrui
  • senso di confusione
  • desiderio di allontanarsi immediatamente da quella situazione

In alcuni casi, il timore del giudizio altrui è così forte da generare attacchi di panico.

Le situazioni solitamente temute da chi soffre di fobia sociale possono riguardare sia le normali attività di vita quotidiana in presenza di altri (come mangiare, guidare, scrivere, chiacchierare), sia contesti interpersonali come feste, riunioni di lavoro, cene, acquisti nei negozi, ecc.

Il soggetto ha così tanta paura di star male in presenza degli altri che arriva ad evitare tutto ciò che può fargli correre questo rischio, limitando notevolmente la propria vita sociale.

Ansia generalizzata

Il Disturbo d’Ansia Generalizzato è caratterizzato da uno stato di eccessiva e persistente preoccupazione (worry) rispetto a diversi eventi percepiti come estremamente pericolosi.

Il soggetto vive quotidianamente con la sensazione che possa accadere una catastrofe da un momento all’altro a se stesso o alle persone a lui vicine; le sue preoccupazioni possono riguardare tutti gli ambiti di vita come la salute propria e dei suoi cari, la professione, gli spostamenti, le faccende domestiche, gli appuntamenti.

Il soggetto che soffre di ansia generalizzata sperimenta un costante senso di apprensione che non gli permette di rilassarsi in (quasi) nessun momento. Solitamente la preoccupazione continua è accompagnata da alcuni sintomi fisici come:

  • tensione muscolare
  • difficoltà di addormentamento
  • insonnia
  • sonno disturbato (risvegli notturni, incubi)
  • difficoltà di concentrazione
  • problemi di memoria
  • stanchezza
  • irrequietezza

Disturbo Ossessivo Compulsivo

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo è caratterizzato dalla comparsa improvvisa e ricorrente di pensieri, immagini o impulsi (ossessioni) che suscitano un forte senso di agitazione o preoccupazione nel soggetto che ne soffre. Le ossessioni sembrano presentarsi alla mente del soggetto senza alcun preavviso, vengono percepite come incontrollabili e possono riguardare diverse categorie; in particolare, chi soffre di questo disturbo può temere in maniera eccessiva:

  • lo sporco e i germi
  • di fare inavvertitamente del male agli altri
  • di perdere il controllo della propria persona e diventare aggressivo
  • di essere omosessuale
  • di contrarre malattia infettive

Alle ossessioni solitamente si associano paura, ansia, disgusto, dubbio cronico o la sensazione di non aver fatto le cose nel modo corretto (o perfetto).

Per cercare di porre fine alle sgradevoli sensazioni associate alle ossessioni, il soggetto mette in atto le cosiddette compulsioni, ossia una serie di comportamenti o azioni mentali che sembrano aiutarlo a ritrovare un momentaneo senso di sollievo. Se ad esempio il soggetto è ossessionato dalla paura dei germi, potrà sentire il bisogno di lavarsi le mani strofinandole eccessivamente e a lungo tutte le volte che entrerà in contatto con qualsiasi tipo di oggetto o persona. Oppure, se teme di non aver scritto adeguatamente una relazione di lavoro, si ritroverà a rileggerla e controllarla un esagerato numero di volte, arrivando, in casi estremi a non portare a termine il lavoro richiesto. Oppure ancora, se un soggetto, tendenzialmente eterosessuale, teme che fare delle fantasie sessuali nelle quali sono presenti altri individui del suo stesso sesso sia segno di omosessualità, farà di tutto per evitare di fantasticare o cercherà di distrarsi con altro oppure ancora, sentendosi sporco, sentirà il bisogno di “confessarlo” a qualcuno che possa rassicurarlo.

Oltre a mettere in atto questi “rituali”, il soggetto che soffre di DOC evita molte situazioni o comportamenti che reputa fonte del pericolo temuto.

Quindi, come succede in tutti i disturbi d’ansia, seppur il soggetto così facendo sperimenti un parziale sollievo e una riduzione dell’ansia (o del disgusto o del dubbio), con il trascorrere del tempo le compulsioni si trasformano in rigide regole che si sente costretto di seguire, diventandone succube e limitando la propria vita personale, lavorativa e sociale.

vedi CI OCCUPIAMO DI